«L’invasione della flotta cinese nel Pacifico meridionale tra pesca illegale, abusi sui lavoratori, violenze e cattura di specie protette»: la denuncia della Ong Environmental Justice Foundation.

​di Francesco De Augustinis

Pesca illegale, abusi sui lavoratori, violenze, cattura di specie tutelate. Nei giorni scorsi l’Environmental Justice Foundation (EJF), una ong con sede nel Regno Unito, ha pubblicato i risultati di un’indagine durata anni, con cui ha documentato la pesca oceanica del calamaro di Humboldt (anche noto come calamaro gigante del Pacifico, una delle specie di calamaro più commercializzate al mondo), in particolare da parte delle grandi flotte di pescherecci cinesi. 

“La flotta cinese nel Pacifico meridionale è responsabile di circa il 99% della pesca del calamaro,” afferma Dominic Thomson, che ha diretto l’investigazione per conto dell’organizzazione. 

L’indagine si basa su 81 interviste ad altrettanti marinai, 77 indonesiani e 4 filippini, che hanno lavorato su 60 navi da pesca con bandiera cinese tra il 2021 e il 2025. A sostenere le loro dichiarazioni, anche una lunga lista di fotografie e di video, ripresi con i cellulari. 

Il quadro che viene fuori dipinge una pesca industriale praticamente priva di regole: “Le interviste rivelano che queste navi sono protagoniste di frequenti attività di pesca illegale e di abusi contro i lavoratori,” ha detto Thomson.

La pesca del calamaro gigante vede storicamente protagonisti diversi Paesi del Sudamerica, come l’Ecuador, il Cile e soprattutto il Perù, che storicamente è stato il principale produttore al mondo. In questi Paesi le catture avvengono nelle rispettive acque territoriali, entro le 200 miglia dalla costa, spesso ad opera di pescatori cosiddetti “artigianali”. Lo scenario è cambiato nell’arco degli ultimi 20 anni, con la crescita progressiva della flotta cinese del calamaro, che nel Pacifico meridionale è passata da poche unità nel 2000, a circa 300 navi nel 2016, fino alle oltre 500 imbarcazioni attuali, che operano nelle acque internazionali appena fuori le 200 miglia dei Paesi sudamericani. 

In questa porzione di mare, la flotta cinese oggi è responsabile della quasi totalità della pesca del calamaro in acque internazionali, che nel 2024 ha raggiunto 273 mila tonnellate. Nello stesso anno, nelle rispettive acque territoriali, il Perù ha pescato 188 mila tonnellate e il Cile 139 mila.

Non solo sovrappesca

Il primo problema che emerge dal rapporto di EJF è il rischio di uno sfruttamento eccessivo del calamaro, finora non considerato specie a rischio, e pertanto non tutelato da nessuna misura di gestione in acque internazionali. L’aumento del numero delle imbarcazioni e frequenti episodi documentati di pesca illegale hanno destato allerta tra ricercatori e osservatori, anche in considerazione di un un progressivo calo delle catture.

“Nel 2022 le flotte hanno catturato circa un milione di tonnellate di calamari” nel Pacifico Meridionale e nelle acque di Cile, Ecuador e Perù, scrive in un’analisi Dave Gershman, esperto dell’ong statunitense The Pew Charitable Trusts. Gershman sottolinea come questa cifra sia 10 volte le catture registrate nel 2000, e che solo due anni dopo, nel 2024, le catture “si sono dimezzate, segnando il minimo storico degli ultimi 10 anni, nonostante un numero record di navi che pescano questa specie.” Un crollo che può dipendere da tanti fattori, secondo l’esperto, tra cui il sovrasfruttamento della specie.

L’inchiesta di EJF descrive anche una lunga serie di abusi commessi dalle imbarcazioni cinesi che operano in acque oceaniche. 

“Catturavamo squali abbastanza spesso, a volte capitava che ne catturavamo tre in un giorno solo,” ha raccontato agli investigatori di EJF un marinaio indonesiano che ha lavorato su uno dei pescherecci nel 2021. Secondo numerose testimonianze di questo tenore, le catture degli squali erano spesso intenzionali, e lo scopo era prendere le pinne, da rivendere nel mercato asiatico, mentre gli animali agonizzanti venivano in genere ributtati in mare. “Penso che il capitano vendesse le pinne quando tornavamo in porto,” ha detto il marinaio.

Altre testimonianze descrivono la cattura frequente di animali marini come foche, delfini o le cosiddette “finte orche”: “In genere erano l’ingegnere capo e i membri cinesi dell’equipaggio ad arpionare le foche,” racconta un altro marinaio, intervistato a settembre 2025. Secondo questa testimonianza, suffragata da diverse foto, gli animali venivano decapitati e privati delle zanne, per poi essere ributtati in mare.

Dalle tante testimonianze di cui abbiamo letto le trascrizioni, emerge un quadro anche di violazioni sistematiche contro gli stessi membri dell’equipaggio, spesso oggetto di privazioni, violenze fisiche e verbali, e di malattie – a volte fatali – legate alla negligenza o alla cattiva alimentazione. “Dovevamo lavorare per forza 24 ore al giorno, senza pause,” racconta un marinaio indonesiano intervistato a maggio 2024. 

“Il nostromo aveva il controllo dell’equipaggio,” afferma un altro marinaio, anch’esso incontrato a maggio 2024. “Quindi, se c’era qualcuno che non rispettava la disciplina durante il lavoro o commetteva un errore, veniva picchiato,” ha detto. 

Fame di calamaro

L’indagine dell’EJF è stata pubblicata in occasione della 14a riunione della Commissione dell’Organizzazione regionale di gestione della pesca per il Pacifico meridionale (SRFMO), l’ente internazionale che ha il mandato di regolare la pesca nelle acque internazionali del Pacifico meridionale, che si è riunita a Panama dal 2 al 6 marzo. I paesi che partecipano al meeting (16 Paesi + l’Unione Europea) nel corso del meeting hanno adottato alcune misure per migliorare questa pesca, tra cui l’adozione di un sistema standard di controllo elettronico a bordo dei pescherecci, tramite telecamere, che potrebbe iniziare ad operare nel 2027. 

Secondo il rapporto di EJF, l’Europa è “il mercato più importante per le importazioni di calamari e seppie,” rappresentando il 31% delle importazioni globali nel 2023. Secondo dati commerciali aggregati, l’Italia in particolare è il principale importatore netto (importazioni meno esportazioni) di calamaro congelato: nel 2024 il Paese ha importato calamari e seppie congelati per 642 milioni di euro, in particolare da Spagna (che è un hub che importa a sua volta da Paesi non UE), Marocco, India, Thailandia, Sud Africa, Cina e Perù.

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