La proposta della Norvegia di raddoppiare le catture di krill e il veto di Cina e Russia alla creazione di nuove aree marine protette.
di Francesco De Augustinis
Quando parli di Antartide pensi a distese di ghiaccio che si estendono a perdita d’occhio, colonie di pinguini, venti gelidi, balene che affiorano sulla superficie del mare. Eppure da qualche anno a questa parte l’Oceano Meridionale, che circonda il continente antartico, è sempre più meta di flotte di giganteschi pescherecci industriali, che catturano con reti a strascico lunghe centinaia di metri interi banchi di krill, piccoli crostacei simili a gamberetti, lunghi fino a sei centimetri.
Nonostante la piccola taglia, il krill è alla base dell’alimentazione di tutta la fauna selvatica che vive in Antartide, dai pinguini, alle balene, ai pesci, agli uccelli selvatici, e ha un ruolo fondamentale nel permettere la cattura di anidride carbonica da parte dell’oceano. Negli ultimi anni, l’interesse commerciale legato a questo organismo è aumentato a dismisura, per la produzione di mangimi per gli allevamenti di pesce, per la produzione di integratori di Omega 3 ad uso umano e per la produzione di mangimi per animali domestici.
Questa tensione tra pesca industriale e ecosistemi naturali è venuta a galla in tutta la sua drammaticità nei giorni scorsi, durante la riunione annuale della Convenzione per la protezione delle risorse marine viventi in Antartide (CCAMLR), organismo internazionale di cui fanno parte 27 membri (26 Paesi tra cui l’Italia + l’Unione Europea), che si è tenuta a Hobart, in Tasmania (Australia), dal 20 al 31 ottobre. Il meeting è stato teatro di uno scontro tra alcuni Paesi, tra cui la Norvegia, la Cina e la Russia, che hanno manifestato una spinta per l’aumento della pesca del krill, e altri Paesi, tra cui l’Argentina, il Cile, l’Unione Europea, che si sono battuti per creare nuove misure di protezione per gli ecosistemi.
“Purtroppo il CCAMLR ha fallito ancora nella creazione di nuove misure di conservazione, nonostante le diverse proposte scientificamente solide,” ha detto al termine della conferenza Nicholas Kirkham, che ha partecipato come delegato della Ong statunitense Pew Bertarelli Ocean Legacy. Secondo Kirkham, il CCAMLR sta prendendo un orientamento sempre più marcato verso la pesca, a detrimento del suo mandato di conservazione: “Lo status quo non è accettabile, lo diciamo ormai da anni,” ha detto.
Catture record
Nel 2025 la pesca del krill in Antartide ha toccato il record storico di 620 mila tonnellate, per giunta raggiunto in soli 6 mesi. Questo aumento vertiginoso delle catture, rispetto alle 518 mila tonnellate nei 12 mesi del 2024, ha fatto scattare la chiusura anticipata della pesca il 1 agosto, e ha destato preoccupazione nella comunità scientifica per l’impatto sulla fauna selvatica – in particolare perché le flotte si sono concentrate nella porzione di mare intorno alla Penisola Antartica, dove si concentrano i banchi di krill, ma dove si trovano anche le popolazioni di animali selvatici che se ne nutrono.
“La maggior parte della pesca si è svolta in un’area che è anche un hotspot per la fauna selvatica,” ha detto Claire Christian, direttrice dell’Antarctic and Southern Ocean Coalition, un gruppo di Ong che ha partecipato al CCAMLR come osservatori. Christian ha chiesto urgenti misure “per regolamentare la pesca e proteggere l’ecosistema marino di cui fa parte.”
Nel corso del meeting di Hobart, questa urgenza è stata espressa da alcune proposte che chiedevano maggiore protezione per l’Oceano Meridionale. In particolare, una proposta di Cile e Argentina, presentata per 8 anni di fila dal 2017, ha chiesto di creare un’area marina protetta di 650 mila km2 proprio intorno alla Penisola Antartica, per tutelarne la fauna selvatica. Nello stesso spirito, una proposta supportata dall’Unione Europea e dalla Nuova Zelanda ha chiesto di impedire la concentrazione della pesca nell’area della Penisola Antartica, distribuendo le quote in tutte le regioni dell’Oceano Antartico Occidentale. Entrambe le proposte sono state bocciate, in particolare per il veto delle delegazioni di Cina e Russia, che da anni bloccano ogni proposta di istituire nuove aree marine protette – nonostante i Paesi del CCAMLR si siano impegnati nel 2009 nella creazione di una rete di aree marine protette.
In direzione opposta è andata invece una proposta presentata dalla Norvegia, che – tramite l’azienda Aker BioMarine – è il principale Paese per la pesca del krill, rappresentando da sola circa il 64 per cento delle catture, seguita dalla Cina, e poi dagli altri Paesi che partecipano a questa industria, ovvero Cile, Corea del Sud, Russia, Ucraina. La proposta norvegese ha chiesto di raddoppiare le quote complessive di pesca del krill, passando dalle attuali 620 mila tonnellate l’anno a quasi 1,2 milioni di tonnellate l’anno – con un aumento in particolare proprio nell’area della Penisola Antartica. Anche questa proposta non ha raggiunto il consenso, nonostante il tentativo di collegarla (o “barattarla”, secondo i critici) con il via libera alla creazione di aree marine protette.
“Noi non ci fermiamo,” ha commentato al termine dell’evento Matts Johansen, CEO di Aker BioMarine. Johansen ha detto di aver lavorato per mesi con le delegazioni di tutti i Paesi, incluse Cina e Russia, per far andare avanti sia la proposta di aree marine protette, sia la richiesta di aumentare le quote per la pesca del krill. “Lavoreremo per tutto il 2026 per contribuire a costruire il consenso necessario. Quando le nazioni si riuniranno a Hobart il prossimo ottobre, vogliamo che il duro lavoro sia già stato fatto, quindi l’incontro avrà come obiettivo la finalizzazione, non la negoziazione da zero,” ha detto.
La proposta norvegese ha attirato le critiche di diverse Ong, che hanno accusato la Norvegia di impegnarsi pubblicamente per la conservazione degli ecosistemi, per poi lavorare a porte chiuse per l’aumento della pesca. “La Norvegia è un Paese che parla in termini opposti: da un lato si dichiara all’avanguardia in materia di clima e leader nella conservazione, sia terrestre che marina. Dall’altro, promuove attivamente la devastazione dell’oceano con il pretesto della sostenibilità,” ci ha detto Cristina Mittermeier, fotografa della conservazione e esponente del gruppo SeaLegacy. “Non c’è assolutamente nulla di sostenibile nell’insistenza norvegese sulla pesca industriale del krill in Antartide. Qualcuno deve chiamare la Norvegia a rispondere di questo tipo di doppio gioco,” ha detto Mittermeier.
Venti di guerra
Lo scontro diplomatico sulla pesca del krill e sulla conservazione in Antartide ha assunto toni ulteriormente cupi all’apertura dei lavori del meeting in Australia. Nel suo intervento di apertura, Vasyl Myroshnychenko, ambasciatore dell’Ucraina in Australia e Nuova Zelanda, ha denunciato ai delegati l’arresto di un membro della sua delegazione da parte delle autorità russe, proprio in relazione alle sue posizioni nel CCAMLR a favore di nuove aree marine protette.
Leonid Pshenichnov, membro del comitato scientifico ucraino, 70 anni appena compiuti, è stato arrestato a fine settembre in Crimea – territorio controllato dalla Russia – con l’accusa di “alto tradimento.” Secondo l’ambasciatore ucraino in Australia, “l’arresto e l’incarcerazione del Dott. Pshenichnov senza alcuna prova costituiscono una palese violazione dei diritti umani.”
Nei giorni scorsi il quotidiano inglese The Guardian ha visionato il mandato di arresto russo nei confronti dello scienziato ucraino, confermando che l’accusa riguarda la sua attività al CCAMLR, in particolare “la sua ricerca per indebolire la pesca russa del krill in Antartide, incoraggiando, tramite una proposta ucraina, la limitazione della raccolta del krill.”
Sebbene abbia iniziato per prima lo sfruttamento commerciale del krill nell’Oceano Meridionale negli anni ‘70, la Russia negli ultimi decenni non ha partecipato alla pesca. La delegazione russa non ha risposto alle nostre molteplici richieste di commento, per chiarire le ragioni della sua opposizione alla creazione di nuove aree marine protette.
Nel 2024, per la prima volta una nave russa è stata autorizzata dal CCAMLR a pescare krill in Antartide. La nave Komandor è stata ceduta nel 2023 dalla norvegese Aker Biomarine all’azienda con sede in Kamčatka Akros. Sempre nel 2024 la Russia ha trovato ingenti giacimenti di petrolio nell’Oceano Antartico. Ad oggi lo sfruttamento commerciale di questo tipo di risorse in questa regione è illegale, per effetto del Trattato sull’Antartide, ma c’è una certa preoccupazione da parte della comunità internazionale che l’interesse russo in questo continente sia collegato a questo aspetto.
Stallo antartico
Intanto l’assenza di qualsiasi progresso nella riunione del CCAMLR, secondo tutti gli osservatori, produrrà l’effetto che anche nel 2026 si raggiungerà in breve tempo il record di catture di krill, ancora una volta concentrate nelle aree sensibili per la fauna selvatica, intorno alla Penisola Antartica. La cattura di grandi quantità di krill è guardata con preoccupazione anche in relazione al ruolo centrale di questo organismo nel permettere la cattura dell’anidride carbonica da parte dell’oceano, attraverso il consumo di phytoplankton.
A fronte di questa situazione, a partire da giugno un gruppo di personalità celebri del mondo della scienza, della conservazione, dello spettacolo, tra cui l’oceanografa Sylvia Earle e l’attore Benedict Cumberbatch, riuniti sotto il nome di “Antarctic Avengers”, ha chiesto alle Nazioni Unite di attivarsi urgentemente per la “chiusura della pesca del krill.”
“L’Oceano Antartico è uno degli ultimi luoghi veramente selvaggi rimasti sulla Terra,” ha detto Earle, spiegando l’iniziativa. “Non possiamo restare a guardare e rischiare di perderlo tutto, soprattutto quando sappiamo cosa bisogna fare per proteggerlo. Se agiamo ora, l’Antartide e la sua fauna selvatica possono riprendersi. Dobbiamo proteggerlo dallo sfruttamento prima che sia troppo tardi”, ha detto.









