Il sostegno dei due Paesi alla pesca del krill tramite fondi pubblici e politiche internazionali. Il tentativo di aumentare i limiti massimi di catture in Antartide, nonostante la preoccupazione del mondo scientifico.
di Francesco De Augustinis
Cina e Norvegia stanno lavorando per far crescere la pesca del krill nell’Oceano Antartico, promuovendo un superamento degli attuali limiti di pesca e continuando a sostenere le proprie flotte politicamente e finanziariamente. Nel frattempo, le tensioni tra le ONG ambientaliste e l’industria della pesca si stanno intensificando, per la crescente preoccupazione nei confronti di una pesca che prende di mira una specie alla base del sistema alimentare, in uno degli ecosistemi più fragili del pianeta.
“Speriamo di poter ottenere le decisioni di cui abbiamo bisogno entro ottobre 2026”, ci ha detto Matts Johansen, CEO di Aker BioMarine. L’azienda norvegese è l’unico operatore in Norvegia. Nel 2024 ha creato il ramo Aker QRILL per gestire la pesca del krill in Antartide, di cui ha rappresentato il 52% delle catture nella stagione 2025 e il 63% nel 2024.
Il krill è una sorta di piccolo gamberetto, che vive in enormi banchi, ed è alla base della dieta delle popolazioni selvatiche che vivono in Antartide, come i pinguini, le balene, le foche, gli uccelli marini. I pescherecci li lavorano a bordo trasformandoli in farina e olio, utilizzati principalmente nella produzione di mangimi per l’acquacoltura, e in seconda battuta di alimenti per animali domestici e integratori alimentari per l’uomo.
Quest’anno è probabile che le catture raggiungano nuovamente il limite annuale stabilito a 620 mila tonnellate dalla Commissione per la conservazione delle risorse marine viventi antartiche (CCAMLR), l’organismo internazionale che gestisce la pesca nell’Oceano Antartico. Questo limite di catture è stato raggiunto per la prima volta nella storia nel 2025, provocando una chiusura anticipata della pesca ad agosto.
Nel corso all’ultima riunione dell’a CCAMLR, tenutasi a Hobart, in Australia, nell’ottobre 2025, la delegazione norvegese ha fatto una proposta shock proprio sulla pesca del krill. Il testo prevedeva di abbandonare l’attuale limite fisso alle catture, e di quasi raddoppiare le quote di krill.
La proposta era appoggiata anche dalla Cina, che negli ultimi anni ha investito molto nella crescita della propria flotta che pesca krill in Antartide. Proprio la Cina, a causa di questi interessi, dal 2017 pone il veto insieme alla Russia su qualsiasi proposta di istituzione di aree marine protette nell’Oceano Antartico, in particolare sulla proposta avanzata sin dal 2017 da Cile e Argentina, che metterebbe sotto protezione la Penisola Antartica occidentale e alle isole Orcadi meridionali, dove si concentra la pesca del krill.
Nella riunion del 2025 i 27 membri della CCAMLR (26 Paesi + l’Unione Europea) non hanno raggiunto il consenso necessario per approvare la proposta norvegese. Secondo Johansen, come conseguenza di questo rifiuto, la delegazione cinese ha ribadito il suo veto sulla proposta per l’area marina protetta intorno alla Penisola Antartica occidentale e alle Isole Orcadi Meridionali.
“L’anno scorso la questione si è bloccata perché alcune nazioni non volevano accettare le nuove quote”, ha detto Johansen. “E poi la Cina ha detto: ‘Allora non accetteremo l’accordo sulle aree marine protette”.
Ma la proposta norvegese di aumentare le quote resta una priorità per l’industria. Nei mesi successivi, Aker ha avviato una campagna di diplomazia, per portare i membri della CCAMLR dalla sua parte entro la prossima riunione, in programma a ottobre 2026.
“Continueremo a fare quello che abbiamo fatto l’anno scorso, ovvero incontrare i governi”, ha detto Johansen, aggiungendo che presto si recherà in Cina, e poi in Sud America e in Europa, per dei meeting.
L’aumento delle catture del krill
L’aumento delle catture è dovuto all’espansione della flotta e alla concentrazione dello sforzo di pesca proprio intorno alla Penisola Antartica e alle Isole Orcadi Meridionali, dove la densità di krill è più elevata. Queste aree sono anche zone di alimentazione fondamentali per le popolazioni di animali selvatici che si nutrono di krill.
Matthew Savoca, ricercatore associato presso l’Università di Stanford, è rientrato ad aprile da una spedizione di ricerca incentrata sulle popolazioni di balene nell’Oceano Antartico, a bordo di una nave gestita dalla ONG Sea Shepherd. Lo scienziato ci ha detto di aver visto con i suoi occhi la concentrazione delle attività dei grandi pescherecci industriali intorno alle Isole Orcadi Meridionali.
“L’industria sostiene di prelevare solo l’1% della biomassa di krill”, afferma Savoca. “Ma su quale scala viene calcolata questa percentuale? La scala è l’intero Oceano Atlantico sud-occidentale, un’area grande all’incirca quanto l’Europa. Eppure la pesca è concentrata su due punti, grandi soltanto come Londra e Parigi.”
L’aumento della capacità di pesca è dovuto alla flotta norvegese, che ha annunciato il varo di una quarta nave nel 2026, e alla flotta cinese, che è passata da quattro a cinque navi nel 2025 e ha ottenuto la licenza per un sesto super-trawler già nel 2026. Questa crescita è legata a sussidi e altri sostegni statali, soprattutto da parte delle autorità cinesi.
Nel frattempo, diverse ONG hanno alzato l’asticella nelle loro campagne contro la pesca del krill. Sea Shepherd a inizio anno ha mandato una sua nave in Antartide, così come la Fondazione Capitano Paul Watson, che a marzo è stata protagonista addirittura di una collisione deliberata con una nave di Aker. Sempre a marzo, la rete di ONG Antarctic and Southern Ocean Coalition ha presentato un’obiezione alla certificazione di sostenibiltià concessa dal Marine Stewardship Council (MSC) ad Aker.
Le ONG sostengono che la flotta di krill compete per il cibo con le specie selvatiche antartiche che già lottano contro i cambiamenti climatici e la ridotta disponibilità di cibo. Tra queste, ad esempio, i pinguini imperatore e le foche antartiche sono entrambe specie considerate in pericolo di estinzione dalla Lista Rossa delle specie minacciate dell’IUCN.
A seguito della campagna contro la pesca del krill, il 28 aprile il Parlamento europeo ha votato due emendamenti che impegnano la Commissione europea a sostenere una moratoria quinquennale sulla pesca del krill nell’Oceano Antartico.
“L’obiettivo è di fare pressione sulla Norvegia, perché è la Norvegia che pesca due terzi del krill in Antartide, e la Norvegia è il principale partner commerciale dell’Unione Europea”, ci ha detto Emma Fourreau, europarlamentare francese del gruppo della Sinistra, e prima firmataria del testo approvato.
La proposta norvegese
Intanto Aker sta portando avanti la sua campagna per ottenere l’approvazione di un pacchetto di misure alla prossima riunione della CCAMLR: l’approvazione dell’area marina protetta intorno alla Penisola Antartica, insieme però al nuovo schema di gestione della pesca del krill con un aumento complessivo delle catture a 1,1 milioni di tonnellate, che permetterebbe di superare l’attuale limite di 620 mila tonnellate. Secondo un recente documento programmatico di Aker che abbiamo esaminato, con l’approvazione di queste misure le catture potrebbero aumentare del 30-50%.
Per ottenere questo scopo, l’azienda ha lanciato a gennaio l’Ocean Stewardship Initiative, coinvolgendo la Sustainable Markets Initiative, un ente fondato da Re Carlo d’Inghilterra, e appoggiandosi alla consulenza dell’MSC.
“Tutto è iniziato con Re Carlo”, ha detto Johansen. “Quando invita le varie parti a venire a discutere a Buckingham Palace, la gente partecipa in numero molto maggiore rispetto a quanto accadrebbe se noi, una piccola azienda norvegese, provassimo a fare lo stesso.”
Nelle ultime settimane, l’ex Segretario di Stato americano John Kerry è diventato testimonial della stessa campagna, e l’amministratore delegato di Aker ha affermato che “presto si uniranno a noi altri sostenitori”.
I membri della delegazione norvegese al CCAMLR non ci hanno risposto quando abbiamo chiesto se intendono ripresentare la stessa proposta alla prossima riunione del CCAMLR. In un’e-mail inviata a ottobre, Bjørn Krafft, rappresentante scientifico della Norvegia al CCAMLR e ricercatore presso l’Istituto norvegese di ricerca marina ci ha detto che la proposta norvegese non “riflette le richieste dell’industria”, ma è “basata su dati scientifici e sviluppata nell’ambito del più ampio impegno della Norvegia per la gestione sostenibile della pesca”.
Tuttavia, un funzionario del Ministero norvegese del Commercio, dell’Industria e della Pesca, ha descritto il rapprorto tra politiche pubbliche e aziende private in modo diverso. “La Norvegia, insieme agli Stati membri, discute approfonditamente con l’industria del krill che pesca nelle acque antartiche su come raggiungere un’intesa comune”, ci ha detto Elisabeth Johansen, consulente senior del ministero, in una email. Secondo il funzionario, la Norvegia sta negoziando con la Cina e altri Stati membri, ribadendo che qualsiasi aumento della quota annuale di krill deve essere accompagnato da un percorso verso la creazione di nuove aree marine protette.
Sia il ministero che Aker sostengono che la Norvegia non concede “sussidi” pubblici all’industria della pesca del krill. Tuttavia, Aker QRILL ha riconosciuto in una e-mail di partecipare a meccanismi di finanziamento pubblico non strettamente legati alla pesca, come i “programmi di credito all’esportazione” progettati per sostenere la cantieristica navale.
Uno studio del 2025 pubblicato sulla rivista Frontiers in Ocean Sustainability ha analizzato i fondi pubblici erogati dalla Norvegia all’indusrtria del krill tramite questi meccanismi. “Aker BioMarine, l’unica compagnia di pesca norvegese nell’Oceano Antartico, ha ricevuto milioni di dollari in sovvenzioni da diverse agenzie governative e istituzioni bancarie sotto forma di agevolazioni fiscali, prestiti a condizioni agevolate, finanziamenti per la ricerca e lo sviluppo e sostegno alle infrastrutture”, afferma lo studio.
Secondo i ricercatori, il Ministero del Commercio, dell’Industria e della Pesca stabilisce il bilancio per il settore della pesca, ma è fortemente influenzato dalle agenzie nazionali responsabili dell’assegnazione dei sussidi, come l’ente “Innovation Norway”.
“Offriamo sovvenzioni, prestiti a rischio e garanzie alle aziende norvegesi di tutti i settori, comprese quelle che operano nell’ambito della ‘Trasformazione Blu’”, ci ha detto Herman Ringstad, direttore della comunicazione di Innovation Norway, in una e-mail in risposta a una domanda sugli incentivi per l’industria del krill. “Tutti i nostri finanziamenti vengono concessi in conformità con le norme UE sugli aiuti di Stato”, ha aggiunto.
Sussidi cinesi
Secondo lo stesso studio del 2025, la Cina si distingue come il principale erogatore di sussidi per il carburante destinati alla pesca del krill nell’Oceano Antartico, e le sue autorità locali concedono ulteriori incentivi economici per lo sbarco nei propri porti.
“Molte delle imbarcazioni che pescano nell’Oceano Antartico fanno la spola tra la Cina e l’Antartide e sono fortemente sovvenzionate in termini di carburante, incentivi fiscali e infrastrutture”, afferma Vasco Chavez-Molina, un ricercatore dell’Università del Colorado Boulder negli Stati Uniti, nonché principale autore dello studio.
Lo studio cita il caso del governo municipale di Weihai, nella provincia dello Shandong, che fornisce 30 yuan (4 dollari) per tonnellata di krill antartico scaricato nei propri porti, insieme a esenzioni fiscali per lo sbarco del pescato nel suo porto municipale.
L’ultimo peschereccio entrato a far parte della flotta cinese, lo Yogi In, è un esempio tipico sul ruolo dei sussidi nella crescita della flotta. Secondo il quotidiano con sede a Shanghai The Paper, la nave è costata 650 milioni di yuan (95,5 milioni di dollari), con la proprietà statale Wuhan Second Ship Design Institute che ha curato le “attività chiave di ricerca e sviluppo tecnologico”, mentre la contea di Xiangshan che “promuove attivamente” la creazione di un “parco industriale industriale” per il krill antartico.
“Il krill antartico è semplicemente una miniera d’oro inesplorata in mare”, ha dichiarato a The Paper Jiang Caiguo, CEO di Ningbo Eurasian Ocean Fishery Co. Ltd., l’azienda cinese proprietaria dell’imbarcazione Yogi In.
“L’Antartide è l’unico continente al mondo senza confini nazionali né sovranità, e il krill antartico è la sua specialità. Grazie all’alto contenuto di proteine e fosfolipidi e all’elevato valore nutrizionale, il krill antartico è diventato negli ultimi anni una stella nascente nell’industria alimentare e una risorsa marina che i paesi di tutto il mondo si contendono per sfruttare”, da detto l’imprenditore.
Caiguo non ha risposto a una nostra richiesta di intervista. Neanche il Ministero dell’Agricoltura e degli Affari Rurali cinese e l’Associazione cinese della pesca d’oltremare hanno risposto a nostre richieste di commento.
Sia la Norvegia che la Cina sostengono pubblicamente l’Iniziativa dell’Organizzazione Mondiale del Commercio contro i “sussidi dannosi” alla pesca, che nelle intenzioni vorrebbe prevenire la sovracapacità e la pesca eccessiva. La Cina ha attuato diverse riforme negli ultimi anni, ma gli analisti affermano che queste si concentrano maggiormente sulle attività di pesca nelle proprie acque nazionali, piuttosto che sulle flotte che pescano in acque oceaniche.
“I documenti programmatici cinesi dal 2015 parlano di ‘riforma’ e di una parziale riduzione dei sussidi”, ci ha scritto in una mail Miren Gutierrez, ricercatrice associata presso ODI global, un think tank con sede nel Regno Unito. “Tuttavia, ciò ha spesso significato una riprogettazione (disaccoppiamento dal consumo di carburante, spostamento dei fondi verso altri programmi di sostegno) piuttosto che una completa eliminazione, soprattutto per le flotte che operano in aree strategiche come l’Oceano Antartico”.
Interesse commerciale
Considerato il loro ruolo di primo piano nell’industria globale dell’acquacoltura, Cina e Norvegia hanno un interesse strategico nelle risorse di krill. Secondo la FAO, ad oggi la Cina è il più grande produttore mondiale di acquacoltura e la Norvegia è il principale produttore di salmone d’allevamento e il secondo maggiore esportatore di pesce allevato.
Nel 2022, Aker ha ammesso di destinare l’80% della sua “cattura e produzione a bordo” all’acquacoltura e, in misura minore, al cibo per animali domestici, mentre in Cina, diversi studi, tra cui uno pubblicato a marzo dall’Accademia cinese delle scienze della pesca descrive la farina di krill antartico come una fonte proteica alternativa per l’alimentazione in acquacoltura.
“Lo considerano una buona materia prima”, ci ha detto Johannesen, rispondendo a una domanda sui motivi dell’interesse cinese per il krill antartico. “Contiene molecole importanti per la salute e per l’efficienza dell’acquacoltura”, ha detto l’imprenditore norvegese, “ed è proprio questo che vedono anche loro, così come noi”.
Foto: Sea Shepherd Global









