Circa l’80% della produzione globale di biocombustibili alimentata da campi di mais, canna da zucchero, olio di palma e altre coltivazioni dedicate, spesso ricavati dalla deforestazione – report
di Francesco De Augustinis
Sostituire i combustibili fossili per le auto e gli altri veicoli a motore con dei biocarburanti potrebbe fare aumentare le emissioni complessive di gas serra, secondo quanto ha calcolato uno studio pubblicato oggi dalla società di consulenza specializzata Cerulogy, commissionato dalla Ong Transport & Environment.
“I biocarburanti emettono il 16 per cento di CO2 in più rispetto ai combustibili fossili”, ha detto Simon Suzan, analista di Transport & Environment, presentando i risultati della ricerca in un incontro online. L’Ong si occupa di decarbonizzazione del settore trasporti, e sostiene il passaggio ai motori elettrici.
La questione delle emissioni legate alla sostituzione dei carburanti fossili – diesel, benzina, gas – con biocarburanti è di grande attualità, in Italia, in Europa e a livello globale. Su questo tema, in particolare, i riflettori sono puntati sulla prossima Conferenza delle parti (Cop30), il summit delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, che si terrà a novembre in Brasile – uno dei principali produttori al mondo di biocombustibili – e che potrebbe imprimere una accelerazione allo sviluppo di questo settore come strategia per ridurre la dipendenza dalle fonti fossili, a danno di altre tecnologie e soluzioni.
Agricoltura nei motori
I calcoli dello studio di Cerulogy considerano l’impatto associato all’utilizzo del suolo, che viene considerato da anni come uno dei principali vettori della crisi climatica. L’esempio più immediato riguarda la deforestazione tropicale, dovuta secondo la FAO per il 90 per cento all’avanzata dell’agricoltura: per creare nuove piantagioni, in questo caso per produrre materie prime agricole da trasformare in biocombustibili, vengono distrutte porzioni di foresta vergine, oppure si “sposta” qualche altra produzione (un campo coltivato, un pascolo), ottenendo indirettamente lo stesso risultato.
“Oggi la maggior parte della produzione di biocombustibili si basa su coltivazioni alimentari create appositamente”, afferma Suzan. Secondo l’esponente della Ong, circa l’80 per cento della produzione globale di biocombustibili è alimentata da campi di mais (in particolare negli Stati Uniti), canna da zucchero (in Brasile), olio di palma (in altri Paesi, tra cui l’India che è in forte crescita), e altre coltivazioni dedicate. “Questo non cambierà in futuro”, ha detto Suzan. “Con le attuali prospettive di crescita, nel 2030 saranno il 90 per cento”.
Secondo Transport & Environment, quest’uso di materie prime ha già un peso sulla sicurezza alimentare globale, in quanto nel 2023 l’industria dei biocarburanti ha consumato circa 150 milioni di tonnellate di mais e 120 milioni di tonnellate di canna da zucchero e barbabietola da zucchero. L’energia contenuta in tutte queste materie prime, potrebbe soddisfare il fabbisogno calorico minimo di 1,3 miliardi di persone”, afferma l’associazione.
Anche per quanto riguarda le emissioni, il cambio d’uso del suolo per produrre biocarburanti nei principali Paesi produttori (Stati Uniti, Brasile, Indonesia, India) avrebbe un impatto maggiore delle emissioni risparmiate sostituendo i carburanti fossili, generando quindi un aumento complessivo della CO2 prodotta.
“Nel 2030 i biocarburanti potrebbero emettere ogni anno 70 Milioni di tonnellate di CO2 in più rispetto ai combustibili fossili che dovrebbero sostituire, equivalenti alle emissioni di quasi 30 milioni di auto diesel,” ha detto Suzan.
I prossimi dieci anni
Fino a pochi anni fa l’Europa era tra i protagonisti della crescita del settore biocombustibili, ma quasi tutta la materia produzione era basata sull’utilizzo dell’olio di palma, che ha legami diretti con la deforestazione in Indonesia e Malesia. Nel 2022 l’Unione Europea ha vietato la produzione di biocarburanti con olio di palma grezzo, dando impulso al settore dei “biocarburanti di seconda generazione”, che usano come materie prime olii esausti di cottura, sottoprodotti agricoli e altre colture vegetali. Questo ha ridotto sensibilmente l’impatto sulla deforestazione di queste produzioni, ma al tempo stesso ha rallentato la produzione europea, per la poca disponibilità di materie prime.
Per questo motivo, secondo il più recente rapporto Ocse-Fao sulle previsioni della produzione agricola globale 2025-2034 pubblicato a luglio, il settore nel prossimo decennio continuerà a crescere, ma “i biocombustibili di prima generazione [ovvero prodotti con materie prime agricole coltivate appositamente, ndr] continueranno a dominare il mercato”. Secondo gli analisti delle due organizzazioni, infatti, la crescita globale della produzione sarà trainata quasi esclusivamente da Paesi come Stati Uniti, Brasile, India e Indonesia che puntano ancora sulla trasformazione diretta di coltivazioni apposite, “con l’etanolo prodotto in larga parte dal mais e dallo zucchero, e il biodiesel prodotto prevalentemente da olii vegetali come la soia, la colza e l’olio di palma”.
Secondo i calcoli di Transport & Environment, l’aumento di questo tipo di produzioni si tradurrà in un aumento significativo delle superfici agricole dedicate. “Ad oggi le coltivazioni destinate ai biocarburanti, a livello globale, occupano 32 milioni di ettari di suolo agricolo, un’estensione paragonabile alla superficie dell’Italia, pur coprendo appena il 4 per cento del fabbisogno energetico globale dei trasporti”, scrive l’associazione. “Le previsioni indicano che, senza un cambio di rotta, entro il 2030 questa superficie crescerà del 60 per cento, arrivando a 52 milioni di ettari, ossia l’equivalente della Francia”.
Il braccio di ferro Italiano in Europa
Con oltre 1,6 milioni di tonnellate prodotte l’anno, l’Italia è uno dei principali produttori di biocarburanti in Europa, e prevede di aumentare la produzione oltre le 5 milioni di tonnellate entro il 2030. La produzione Italiana si basa su sottoprodotti dell’olio di palma importati da Malesia e Indonesia, come PFAD e POME, e olii esausti di cottura, importati in larga parte dall’Asia.
Anche la produzione italiana non è esente da critiche, in quanto PFAD e POME hanno un potenziale impatto indiretto sulla deforestazione e sulla sicurezza alimentare, mentre per gli olii esausti c’è un tema di opacità delle filiere, a fronte di una domanda di ingenti quantitativi. Dubbi riguardano anche i piani italiani per aumentare la produzione nei prossimi anni, attraverso la creazione di coltivazioni alimentari e non alimentari in diversi Paesi, in particolare in Africa, con il sostegno del Piano Mattei.
In Europa il dibattito sui biocombustibili si inserisce su quello legato al futuro dell’automotive, dove alcuni Paesi membri – Germania e Italia in testa – stanno chiedendo alla Commissione UE di cambiare entro fine anno il Regolamento CO2, che attualmente prevede l’addio dei motori a combustione interna – a diesel e a benzina – entro il 2035, a favore dei veicoli elettrici.
L’Italia, che oggi è l’unico Paese UE ad aderire alla Global Biofuel Alliance, un organismo internazionale per la promozione dei biocombustibili, sta giocando una partita in Europa per far riconoscere i biocombustibili come una tecnologia “a emissioni zero”, ed evitare quindi l’addio ai motori a combustione tra 10 anni.
“La soluzione del biocarburante è una soluzione win win, ha la potenzialità di ridurre le emissioni di CO2 fino al 90 per cento,” ha detto Massimiliano De Silvestre, Amministratore delegato di Bmw Italia, nel corso di un evento che si è tenuto a giugno a Roma, nella sede di Eni. La giornata ha visto la partecipazione di aziende del settore combustibili, dell’automotive e diversi membri della maggioranza di governo, con lo scopo di adottare una strategia per spingere la Commissione UE a rivedere il regolamento sulle auto entro la fine dell’anno. “In Europa circolano circa 250 milioni di auto e quindi bisogna cominciare dal decarbonizzare il parco circolante”, ha detto De Silvestre.
Nei giorni scorsi alcuni membri della Commissione Europea hanno aperto pubblicamente alla revisione del regolamento che prevede il bando dei motori a combustione interna. “Accelereremo i lavori per presentare la revisione prevista” entro la fine dell’anno, ha detto il commissario al Clima, Wopke Hoekstra, durante un dibattito sul futuro dell’automotive al parlamento Europeo. Hoekstra ha promesso una possibile apertura “a tutte le tecnologie”, incluse le auto ibride – una delle soluzioni che potrebbe tenere in vita i combustibili fossili nel settore auto anche dopo il 2035.








